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Un servizio per parlar male del presidente del consiglio della repubblica italiana
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   Tuesday, December 17, 2002
“Bisogna impedire a questa testa di pensare…


… per almeno vent’anni”. Questa frase fu pronunciata da Benito Mussolini e si riferiva al cervello di Antonio Gramsci. La storia ci racconta come fini': la detenzione di Gramsci non impedi' alla sua lucida testa di pensare, anzi in galera l’intellettuale produsse con i “Quaderni dal carcere” la sua opera forse più alta ed ispirata, ma ne mino' il fisico, tanto che il pensatore della sinistra ne usci' solo per essere ricoverato alla clinica Quisisana dalla quale, ben lungi dall’essere sanato, ne venne fuori solo dopo morto.

Adesso questo sembra essere diventato il nuovo modo di operare del governo italiano, e soprattutto del suo leader maximo, il presidente del consiglio silvio berlusconi. Non contento di aver contribuito con slancio a portare il cervello dell’Italia intera all’ammasso propinandogli insulsi programmi televisivi a base di tette e chiacchere fatue, intrattenimento stupido e fine a se stesso, e meno che mai soddisfatto dall’aver visto passare sotto silenzio il suo assai poco lusinghiero giudizio sugli elettori (“Sono bambini, col cervello di quattordicenni, e come tali vanno trattati” disse senza smentirsi e senza essere smentito all’ultimo convegno preelettorale per i candidati di forza italia) adesso il miliardario si sta probabilmente rendendo conto, nonostante i cortigiani gli propinino solo sondaggi ampiamente addomesticati per compiacerlo, che un minimo di cervello ancora rimane nel corpo elettorale.

Pare altrettanto evidente che teste che pensano non continueranno a credere alle favole raccontate dalla suadente voce dell’imbonitore di Arcore, cosi come è altrettanto chiaro che nessuno di coloro che possa definirsi dotato di un minimo di barlume di intelligenza sia disposto a confessare che la scelta di votarlo come uomo nuovo e timoniere delle magnifiche sorti, e progressive, dell’Italia si sia rivelata azzeccata.

Si rende pertanto necessario procedere ad un’opera di normalizzazione. Basta sostituire “questa testa” della frase del celeberrimo predecessore con “le teste degli italiani” ed il gioco è fatto. Questo è il piano cui si conformano come al solito giannizzeri e scherani, spesso e volentieri più realisti del re nell’interpretare i suoi desideri e muoversi quindi di conseguenza.

Il progetto di omologazione culturale è già pienamente in atto, e negli ultimi giorni ha toccato vette che definire allarmanti è usare un semplice eufemismo.
I cori trionfalistici usati per esempio dalla dirigenza dell’ente radiotelevisivo pubblico all’indomani della sentenza del tribunale sul caso Santoro rappresentano una fattispecie ideale. Colpito, insieme al comico Luttazzi ed al decano del giornalismo Biagi, dall’ostracismo lanciato dal premier il giornalista Santoro si è presentato davanti al giudice del lavoro chiedendo che gli venissero affidate quelle mansioni per le quali ha firmato un regolare contratto. Il giornalista ha inoltre chiesto una condanna per i vertici RAI e per il presidente del consiglio, a suo dire responsabili dell’inadempienza contrattuale. Il fatto che i vertici dell’azienda non siano stati condannati è stato assunto come base per una oscena campagna di disinformazione, mentre in realtà il giudice, pur non condannando penalmente il consiglio di amministrazione della RAI gli ha comunque formalmente ordinato con sentenza esecutiva di reintegrare il giornalista nelle sue mansioni, riconoscendo che è stato fatto oggetto di un comportamento illegale quando è stato allontanato dal video, comportamento del quale non ha rilevato importanza penale, ma civile. Quindi i vertici Rai non possono certo pretendere di essere considerati in questa vicenda come la moglie di Cesare, cioè al di sopra di ogni sospetto. Adesso poi che anche l’autorevole Biagi, e nonostante i programmi che hanno occupato la fascia oraria in cui andava in onda “Il Fatto” facciano acqua da tutte le parti, è stato dapprima ostracizzato e ghettizzato e poi umiliato fino a convincerlo a mollare il mercanteggiamento, ledendo la sua dignità e trattandolo quasi come se trovare spazio per la sua trasmissione fosse un favore personale, ha abbandonato la partita rinunciando al rinnovo del contratto l’opera di normalizzazione dei programmi della TV pubblica ha raggiunto il suo primo obbiettivo.

Purtroppo pero' non basta. Le libere teste hanno ancora troppi spazi in cui far sentire la loro voce su una versione del mondo che non coincide proprio con quella immaginata dal centrodestra. Ed allora ecco che in commissione parlamentare viene votato un ordine del giorno che prevede il diritto di censura sui libri di storia, oltre ad affidare al competente (si fa per dire) ministro della pubblica istruzione, il compito di verificare che la verità storica sia ripristinata. Anche questa iniziativa spande puzzo di fascismo tutto intorno, in primo luogo perché la storia è materia piuttosto interpretativa che non scienza esatta come la matematica; in secondo luogo perché risulta incomprensibile quale sia la verità che gli attuali libri di storia ignorano. Forse su nessuno di questi c’è scritto che al tempo del duce i treni arrivavano in orario? Oppure qualcuno di questi storici marxisti, culturalmente egemoni non perché il potere era loro servo, giova ricordarlo, ma semplicemente perché la strategia cattolica all’epoca era quella di aggiudicarsi i voti mantenendo le clientele piuttosto che puntando all’evoluzione culturale, si è inventato che in Italia in un certo periodo della storia assai vicino a noi è esistito un qualcosa chiamato fascismo e che quest’ultimo è classificato non alla voce “governi democratici” ma piuttosto a quella “dittature”? Mancano le foibe, si dice, su alcuni libri di storia. Ebbene, manca parecchia roba sui libri di storia, e se continuiamo di questo passo molta altra ne mancherà, a partire dal disastro economico cui ci sta conducendo questo governo di incapaci ed incompetenti che compie danni ad ogni piè sospinto al riparo da qualunque critica perché buona parte dei mass media sono asserviti ed altri lo saranno.

Stupendo in questo senso, a proposito di controllo dell’opinione pubblica, il tentativo fatto dallo stesso presidente del consiglio in persona, di insinuarsi all’interno della crisi Fiat nel tentativo di impossessarsi del controllo completo del quotidiano La Stampa e di buona parte delle azioni del Corriere della Sera, due fra gli ultimi giornali italiani che mantengono, sia pure col dovuto rispetto per l’onnipotente tycoon, una minima parvenza di indipendenza.

Vorrei tacere sullo scandalo dell'invito televisivo alla Levinsky, recentissimo, per limitarmi a mettere l’accento su una notazione fatta da Natalia Aspesi sulle pagine di Repubblica (altro noto covo di brigatisti rossi): “Ma dove erano costoro quando la Tv cancellava Biagi e Santoro?”.

Drammatico destino quello di noi italiani: fra poco ci ritroveremo, oltre che con le tasche svuotate da una drammatica coppia di incompetenti, anche con la testa vuota di idee per effetto di queste campagne da minculpop di fascistissima memoria.

Quando ci decideremo a tornare a pensare con le nostre teste?