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   Sunday, July 06, 2003
Gaffes europee e provincialismi di casa nostra


Per un bel po’ di tempo abbiamo lasciato questo blog a se stesso.
Non perché mancassero gli argomenti, ma piuttosto perché ormai sembrava che tutto si rincorresse in un oggi sempre uguale a ieri, col dittatorello di Arcore sempre a fare gaffes, sempre a piegare le istituzioni ai suoi fini, sempre ad insultare chi non la pensa come lui ed il gruppo dei corifei e caudatari sempre ad accusare gli avversari ad ogni piè sospinto e ad attribuirgli ogni volta la responsabilità anche dei propri errori.
“Nihil sub sole novi” dicevano i nostri avi latini, percio' la capacità di sdegnarsi e l’energia necessaria ad alzare ancora una volta la voce pian piano vengono meno, come i colori del giorno sbiadiscono al tramonto finchè non subentra la notte: poco importa se il rischio è che sia la notte della democrazia, dato il grigiore e la rassegnazione che sembra circondare la scena politica.

Qualcosa è naturalmente cambiato in questi giorni. Qualcosa ha fatto scorrere nuovamente il sangue dell’indignazione nelle arterie dei corpi sani della democrazia e di chi sa, come noi, che il miliardario a capo dell’Italia è un pericolo per le teste e per il cuore della nazione, oltre ad essere un nocchiero che naviga a vista in acque pericolose.Per giunta naviga in mezzo ad una tempesta, tanto che probabilmente alla fine del suo mandato (che ci auguriamo giunga alla prossima scadenza elettorale) ci ritroveremo senza dubbio coi nostri soldi e con il nostro potere d’acquisto sostanzialmente dimagriti a causa delle improvvisazioni in materia economica dell’uomo d’affari che solo il cieco servilismo dei suoi osa elevare all’altezza di statista, cosi come ha il coraggio di elevare il suo disastroso complice Tremonti dal rango di commercialista a quello di economista.

Parliamo ovviamente della orrenda figura fatta dal nostro “amministratore delegato”, dal capo dell’azienda Italia, al parlamento europeo. Al di là della rozzezza della battuta, oltre al ridicolo balletto di finte scuse e telefonate, due sono i dati di fatto che emergono prepotenti. Il secondo in ordine di tempo, ma che vorrei affrontare per primo è la sfacciataggine smaccata degli ambienti vicini al presidente del consiglio che hanno la faccia tosta di indignarsi perché l’opposizione non ha difeso l’Italia, accusata tramite le domande insinuanti rivolte al “premier”. Illuminanti le dichiarazioni in questo senso di esponenti della maggioranza, ma anche un articolo di Adornato sul Giornale del 5 luglio. Il giochetto è ovviamente ridicolo, oltre che fin troppo scoperto.

Male ha fatto l’opposizione a comportarsi mostrando un minimo di senso di responsabilità, cosa che ogni volta finisce per ritorcerglisi contro: decidono di appoggiare la dichiarazione del governo alla vigilia ed ecco che il miliardario gli vomita addosso, il giorno prima del voto parlamentare, valanghe di accuse, sempre le stesse, dai microfoni di una radio francese; decidono di non alzare il tono della polemica dopo gli insulti inqualificabili rivolti al socialdemocratico tedesco ed ecco che vengono accusati di non difendere l’Italia.

Ognuno vede da se quanto sia strumentale e falsa la polemica: non si puo' certo pretendere, in nome dell’Italia, di difendere posizioni indifendibili; non si puo' pretendere, in nome di sei mesi di presidenza artificiosamente gonfiata nell’importanza, di abiurare a quanto si è sostenuto in due anni; non si puo' pretendere che chi considera quella del riccone televisivo un’anomalia lo difenda andando contro le proprie idee solo perché qualcuno gli ha rivolto pubblicamente le stesse accuse in un’aula parlamentare (sia pure europea) e gli ha fatto perdere le staffe. Peggio ancora: non si puo' pretendere che l’equazione presidente del consiglio (a maggior ragione QUESTO presidente del consiglio) uguale tutta l’Italia sia vera; la maggior parte degli italiani non lo ha votato e a causa del suo comportamento oltretutto non si sente da questi minimamente rappresentata, se non nei suoi lati peggiori.

Una domanda sarebbe da girare ad Adornato ed alla sua bella compagnia di giro: a parti invertite, se qualcuno avesse detto all’ipotetico presidente di turno Rutelli: “Come si sente un comunista illiberale come lei a guidare l’Europa liberale” e questi avesse risposto: “pensi ai nazisti di casa sua” come si sarebbe comportata la destra berlusconiana? Avrebbe difeso il supremo interesse nazionale oppure avrebbe sparato alzo zero col mortaio da quindici? Nessuno ha dubbi: avrebbe sparato ad altezza d’uomo, con la scusa che il comunismo è un pericolo per l’umanità mentre il berlusca è un bene per la medesima! Suvvia, signori della destra, suvvia, Ferdinando Adornato, abbiate almeno un minimo di pudore: meno chiacchere, meno retorica ed un pizzico di autocritica e di umiltà che tante volte non guastano…

Lascio da ultimo il primo punto: cioè la sostanza ed il significato più profondo della gaffe berlusconiana. Essa dimostra almeno due cose: la prima è che il grande comunicatore in realtà non è poi cosi grande. In un colpo solo ci ha svelato i motivi per cui non accetta confronti e dibattiti televisivi, a meno che non siano condotti da giornalisti compiacenti con critici selezionati ed i motivi per cui, nonostante in aula parlamentare ci sia sempre una claque pronta a subissare di fischi le parole di chi osa alzare una minima critica, il “question time” venga sistematicamente snobbato dal premier che si è meritato per questo i richiami del presidente della camera bassa, tra l’altro suo sodale.

La seconda, la peggiore, è di quelle che solo gli occhi foderati di prosciutto di certi ambienti non vedono. Il presunto gigante è nella realtà un nano. Non solo di statura fisica, come dimostrano i cuscini sulle poltrone per alzarlo a livello degli ospiti, ma è un nano nella statura morale ed è un nano come statista. Nessuna persona civile risponde a domande (provocatorie quanto si vuole) con paralleli da trivio come quelli; nessuno statista si permette, né si puo' permettere, di insultare chi critica invece di scendere nel merito. Cosi facendo chi ha occhi per vedere ed orecchie per intendere spero abbia visto ed inteso: il nostro capo del governo ha comportamenti, nelle più alte sedi istituzionali, uguali a quelli di un mezzo avvinazzato da bar dello sport che incapace di discutere sa solo offendere le mogli e le mamme dei tifosi delle squadre avversarie.

Oltretutto, quando risponde nel merito, fa pure peggio: nessuna democrazia occidentale avrebbe tollerato in una qualunque sede istituzionale, una dichiarazione del proprio capo del governo in cui questo confessa pubblicamente che si è fatto ritagliare dal parlamento TRE provvedimenti legislativi su misura. Tale affermazione sarebbe valsa l’impeachment nella strombazzata culla della democrazia americana, ma questo ai difensori ad oltranza, agli yesmen dell’imprenditore travestito da statista, ai servi di Arcore, non cale né tanto né poco. Per forza: se berlusconi è un nano questi sono addirittura minuscoli lillipuziani aggrappati all’uomo della provvidenza in base all’altro noto detto latino “simul stabunt, simul cadent” (insieme stanno in piedi, insieme cadranno). Non si vede come possa essere altrimenti: nessuno di coloro che fanno parte della cerchia ha meriti e capacità tali da giustificare, in mancanza del carisma berlusconiano, le posizioni che occupano.

Questi sono coloro che reggeranno l’Europa per sei mesi, anche se vale la pena ricordare che lo faranno non per presunti meriti propri ma per via della burocrazia dei regolamenti. Questi sono coloro che reggono da due anni le sorti dell’Italia, nel pessimo modo che è sotto gli occhi di tutti.

Povera Italia, povera Europa!