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   Friday, July 25, 2003
Avvocati, ministri e comitati

Sono recentemente tornate alla ribalta le cronache giudiziarie di questi tempi e, come al solito, mai per motivi che riguardano gli svolgimenti dei processi, quanto piuttosto per la guerra non più sotterranea fra l’ufficio della procura di Milano e l’entourage della coppia berlusconi-previti che annovera fra i suoi anche il non certo imparziale ministro di grazia e giustizia.

Due fatti, entrambi incredibili per certi versi, hanno conquistato le prime pagine dei giornali: il blocco di una rogatoria con gli Stati Uniti che aveva lo scopo di acquisire documentazioni sui fondi neri Fininvest, disposto dal ministro e l’iscrizione di due pubblici ministeri milanesi nel registro degli indagati a seguito della denuncia presentata contro di loro da un sedicente “Comitato italiano di difesa della giustizia”.

Sul ministro castelli ormai si è scritto e letto di tutto, ed anche il contrario di tutto, ma è veramente stupefacente che questi, ben tredici giorni prima che il parlamento abbia provveduto all’approvazione della legge salva processi eccellenti (nota come “Lodo Maccanico” anche se sarebbe meglio chiamarlo “Lodo Schifani” visto che è il capogruppo di forza italia al Senato ad aver scritto il suo nome sulla proposta di legge), abbia deciso che il Lodo in questione si applicava alla richiesta di informazioni presentata dagli investigatori ai colleghi statunitensi.
Inutile ricordare che una legge che non è stata ancora approvata dal Parlamento non è una legge e quindi non produce effetti: la cultura giuridica del ministro della giustizia evidentemente non arriva a comprendere concetti cosi elementari offuscato come è dall’ansia di mettere gli amici e gli amici degli amici al riparo dell’attività di inquirenti e giudicanti.
Non si sa se sia ancora più grave il fatto che il guardasigilli abbia con ogni probabilità commesso l’errore di stravolgere il significato del Lodo, che parla di sospendere i processi ma non gli atti di indagine, e che quindi si sia probabilmente macchiato anche di abuso di potere. Uno schizzo in più sulla giacca che non è certo immacolata non danneggerà più di tanto la sua immagine, nonostante l’affannarsi di Di Pietro che intende presentare valanghe di denunce mentre avrebbe forse fatto meglio a pensare prima ai pericoli.Sottrarre voti all’opposizione aiutando di fatto questi signori a prendere il potere non è stata una mossa molto intelligente, inutile nasconderlo, percio' è vano adesso piangere sul latte versato.

L’altra grande battaglia vede protagonisti alcuni esponenti, nella maggior parte dei casi non certo di primo piano, della ben nota casa della libertà. Il tipo di azione concertata in questo caso ed i metodi utilizzati sembrerebbero piuttosto da cosca mafiosa, o da loggia massonica (sia detto questo senza voler offendere l’istituto massonico: usiamo qui le parole loggia massonica volendo intendere quel tipo di attività “sotterranee” che l’immaginario popolare attribuisce ai casi più “deviati” delle attività della massoneria).
Anche la tempistica dell’azione e le modalità del coinvolgimento di vari simpatizzanti forzitalioti, tutti a vario titolo coinvolti nell’affare previti, lasciano inalterati ed anzi rafforzano i sospetti di un’azione concertata da una regia che ha come scopi sia quello di acquisire il famigerato fascicolo 9520 (che secondo la difesa contiene le prove dell’innocenza del potente maneggione romano), molto probabilmente per verificare e bloccare le fonti di indagine e per scoprire quanto ne sanno ancora questi giudici degli affari di previti, sia quello di bloccare e rinviare sine die i processi che vedono protagonisti attivi i giudici Colombo e Boccassini in qualità di rappresentanti della pubblica accusa.

Ricostruiamo un attimo tempistica e figure, aiutandoci con un articolo di Marco Travaglio pubblicato su Repubblica il 24 luglio e con le affermazioni fatte da tale Giancarlo Lehner in un articolo pubblicato a firma del medesimo su Il Giornale lo stesso giorno.

Il fascicolo contenente i rilievi degli ispettori (contestato anch’esso come “strumentale” giova ricordarlo) è approdato sulla scrivania del ministro castelli (ancora lui!) il 19 giugno e subito classificato come riservato. Martedi 15 luglio arriva alla Prima commissione del CSM, di cui è presidente Giorgio Spangher, non togato eletto al CSM in quota forza italia, il quale ne dispone anche il trasferimento per conoscenza alla Sesta commissione, di cui pure fa parte. Come è come non è il giorno dopo il quotidiano di proprietà del fratello del presidente del consiglio, cioè Il Giornale, pubblica ampi stralci del rapporto lasciando abbondantemente intendere che non sta riportando voci circolate sul suo contenuto ma che è in possesso di una copia di questo rapporto.
Come avrà fatto quel quotidiano noto a tutto il mondo come un brillante esempio di giornalismo di indagine e denuncia ad essere in possesso di quelle carte?
Il ministro giura e spergiura che la fonte non puo' essere né lui né il suo dicastero ed aggiunge anche che il fascicolo è rimasto segreto finchè è rimasto al chiuso del ministero di grazia e giustizia. Ora: dopo tutti i disastri combinati da castelli e tutte le bischerate che ha commesso molti non sarebbero disposti a credergli neanche se affermasse che la terra è rotonda, ma la coincidenza sul fatto che il fascicolo è finito alla stampa (e che stampa!) solo dopo esser transitato sulla scrivania di Spangher è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Andando ad indagare sul passato di Spangher notiamo che egli non è proprio estraneo al caso previti: pur non avendo direttamente lavorato per l’avvocato romano ha redatto tre “pareri pro veritate” a favore di altri imputati sia nel processo Sme che in quello Imi-Sir, pareri peraltro respinti come del tutto campati in aria dagli organi giudicanti ed uno, che riguardava l’applicazione della Cirami alla corte milanese, rigettato addirittura dalla Corte di Cassazione a sezioni riunite.
Lungi da noi avanzare il sospetto che un membro del CSM risulti coinvolto in un progetto di cosi vasto respiro teso a demolire la magistratura milanese, ma se fossi in lui controllerei le credenziali di riservatezza di qualcuno dei suoi segretari. Non è del tutto campata in aria l’ipotesi adombrata da Travaglio che la “manina santa” che ha recapitato il rapporto a Il Giornale provenga dal suo staff.

Copia dello stesso rapporto è finita anche nelle mani del “Comitato italiano di difesa della giustizia”.
Lo stesso Lehner, nel suo citato articolo apparso su Il Giornale, lascia intendere che l’esposto è nato dalla lettura del rapporto ed ammette, bontà sua, che il comitato è composto da uomini appartenenti all’area della casa della libertà anche se gli obbiettivi che persegue non sono quelli di fare gli interessi di bottega della CdL quanto piuttosto quelli di tutelare tutti i cittadini dagli abusi dei magistrati.
Varrebbe a questo punto verificare chi sono i membri di questo comitato. Cosi facendo si scopre che il presidente è anche il responsabile della giustizia di forza italia per la regione Umbria, ed è amico personale di previti. Un altro è uno degli avvocati difensori di previti stesso mentre il signor Lehner non è certo come la moglie di Cesare (Giulio, non Previti) e quindi non puo' essere considerato al di sopra di ogni sospetto. Trascurando il fatto che è stato un militante oltranzista del craxismo ed uno dei primi affiliati a forza italia colpiscono fra i suoi precedenti una sentenza di condanna, già passata in giudicato, per diffamazione contro i magistrati milanesi (gli stessi che il comitato di cui fa parte ha denunciato alla Procura di Brescia) e il fatto che lo stesso Lehner è l’autore dei testi pubblicati sul sito di previti a difesa del medesimo.
Se aggiungiamo a tutto questo il fatto che il comitato si è fatto conoscere agli italiani utilizzando la “Saletta Rossa” del Senato della Repubblica, che per quell’ora di durata della presentazione era stata riservata dalla presidenza al gruppo senatoriale di forza italia, non possiamo fare a meno di concludere che quello di tutelare tutti i cittadini sia uno scopo che pare piuttosto lontano dall’agire del nostro comitato e dalla storia personale dei suoi più illustri membri.

Come ha chiuso, formalmente in maniera più elegante ma sostanzialmente identica, la sua Amaca del 24 luglio Michele Serra su Repubblica: “Ma chi credono di prendere per il culo?”.

Probabilmente buona parte di quell’Italia che li ha autorizzati col voto a commettere simili scempi.



   Monday, July 21, 2003
In difesa dell’indifendibile

Fra le tante stranezze ed anomalie dell’Italia governata dalla Casa delle Libertà una in particolare stupisce l’osservatore neutrale. Parliamo della facilità impressionante con la quale anche le posizioni più indifendibili assunte dal leader o dai suoi accoliti trovano prontamente sponda, anche autorevole o presunta tale, da parte di qualche corifeo.
Questi immediatamente si sentono autorizzati a condividere le posizioni assunte dai membri del governo e bacchettano i critici anche quando le critiche hanno ben più di qualche fondamento e le posizioni assunte risultano totalmente astruse o peggio ancora dannose per l’interesse nazionale. Meglio ancora se le critiche indirizzate all’esecutivo sono ampiamente condivise dall’opinione pubblica.

Eccellente esempio di quanto parliamo è il fondo, a firma di Stefano Folli, sul Corriere della Sera di domenica 20 luglio, palesemente schierato a difesa del guardasigilli Castelli sul caso della grazia ad Adriano Sofri.
In apertura di articolo, come nelle più eccellenti tradizioni della comunicazione propagandistica, il Folli liquida le critiche rivolte al ministro come “ironie ed insulti” ma non scende mai nel merito. Lo stesso Folli, bontà sua, ammette che Castelli puo' essere considerato un “ingegnere (sinonimo di incompetente)”, concede che “fa arricciare il naso ai giuristi”, che suscita “sorrisi con il suo fastidio verso gli intellettuali”, che “risulta goffo nella sua ostentata volontà di salvaguardare l’intransigenza leghista contro tutto e contro tutti” (siano questi il Presidente del Consiglio o quello della Repubblica), pero' trova il modo di chiosare brillantemente che al di là di queste piccolezze la sua proposta, riprendendo quella di Galli della Loggia, è da prendere nella massima considerazione.

In conclusione sia gloria al peggior ministro della Giustizia nella storia della Repubblica Italiana perché col suo atteggiamento, anche se censurabile e non adatto al ruolo che ricopre, apre questioni di grande rilevanza.

Vale la pena, prima di proseguire, avvertire il Folli e tutti gli altri che ovviamente anche ai tempi del duce i treni arrivavano in orario, ma non per questo è lecito considerare il ventennio come un periodo d’oro per la nostra nazione, nonostante l’affannarsi dei revisionisti.
Del pari non basta che una proposta sia degna d’attenzione per giustificare i terrificanti stravolgimenti alla prassi, al regolamento ed al significato dell’istituto della Grazia e per accettare il comportamento irrituale del ministro e l’arroganza con la quale confonde i poteri attribuitigli dalla Costituzione.
La Carta infatti prevede che nella concessione della Grazia il ministro sia l’istruttore del procedimento e non il cointestatario del potere decisionale che spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica.

Pure sarebbe convenuto che nella sua ansia di mobilitazione in difesa del Castelli il Folli si fosse informato sul contenuto della proposta di Galli della Loggia invece di prendere per oro colato quanto il ministro scrive sul proprio giornale di partito.
Stando all’articolo pubblicato da Panorama, e ripreso da D’Avanzo sulla Repubblica lo stesso giorno del fondo di Folli, la proposta di Galli della Loggia è quella di chiudere tramite pacificazione le frizioni fra potere politico e potere giudiziario generate da Tangentopoli, magari tramite amnistia, e non quella zuppa di pesce che il guardasigilli intenderebbe propinarci mescolando Sofri a terroristi di varia matrice politica arrivando fino ai “Serenissimi”…
Ma questo ovviamente non è funzionale alle tesi difensiviste ad oltranza esposte nell’articolo e quindi conviene che il tifoso del ministro glissi piuttosto che approfondire.

Infine, quasi al termine delle due colonne di spalla, arriva il colpo di grazia ai critici dell’ingegnere.
“Non si capisce, secondo logica” scrive il nostro esperto in arrampicate sugli specchi “perché graziare oggi Sofri (un atto individuale, legato alla persona) dovrebbe essere in contrasto con una misura di clemenza più generale”.
Volendo giocare del pari con le parole giriamo volentieri questa domanda a lui ed al ministro: il fatto che i provvedimenti non contrastino significa obbligatoriamente legarli insieme? Solo per il fatto che non contrastano ha senso legare un provvedimento individuale (quale la grazia), cosi come anche il Folli nella sua furia servilista è costretto ad ammettere, con uno di carattere generale? Ha senso legare un provvedimento personale con uno politico?
L’unico modo per rispondere si è quello di dover obbligatoriamente accettare la forzatura istituzionale del ministro, che si fa scudo di un istituto a lui non riservato per far passare altri provvedimenti, su cui non ha potere, che gli stanno a cuore.
Da qualunque parte lo si guardi questo è un ricatto, e se il colpevole è un ministro si dovrebbero trarne le conclusioni invece di assecondarlo e consentire che possa continuare a fare impunemente altri danni.

“Il caso non è chiuso” è la conclusione dell’articolo, e ne è anche il titolo.
Di questo siamo convinti anche noi: non puo' essere chiuso il caso di un ingegnere esperto in isolamento acustico degli ambienti che si trova a prendere certe decisioni troppo superiori alla sua preparazione ed alla sua cultura.
Non puo' essere chiuso il caso di un ministro che sfida per ridicoli interessi di bottega il parere del presidente della Repubblica e quello del presidente del consiglio.
Non puo' essere chiuso il caso di un ministro che su sollecitazione di un singolo imputato eccellente dispone ispezioni agli uffici dell’accusa per intimidire i pubblici ministeri e richiede l’acquisizione delle carte per girarle agli avvocati difensori.
Non puo' essere chiuso il caso di un ministro che ha mostrato una drammatica incompetenza ed è chiamato ad amministrare la riforma del potere giudiziario mentre giorno per giorno fa a gara con se stesso per evidenziare tutta la sua incapacità a gestire anche l’ordinaria amministrazione.

Il caso sarà chiuso solo quando questa figura tornerà a fare quello che, presumibilmente, sa fare bene: cioè l’ingegnere. Ma per un bel po’ questa restera’ una vana speranza.