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   Wednesday, September 24, 2003

Fatti e misfatti


Abbiamo deciso di riaprire, brevemente questa volta, l’argomento Telekom Serbia alla luce dei nuovi avvenimenti che stanno gettando una luce alquanto “sinistra” su tutta la vicenda.

Non che fino ad ora la questione si sia dimostrata di una limpidezza esemplare, ma certi fatti non possono passare sotto silenzio.
Eppure, a quanto pare, è proprio quello che sta succedendo.

La commissione parlamentare ha deciso infatti di continuare a sprecare i soldi del contribuente italiano recandosi in Serbia per interrogare diversi “testimoni decisivi”. Nei giorni scorsi è addirittura corsa la voce, alimentata fra l’altro dal Messaggero che è un quotidiano non accusabile di simpatie sinistrorse, di un vergognoso scambio fra un ergastolano serbo e la possibilita’ data alla commissione di interrogare alcuni personaggi in terra serba.
Tutto questo nonostante il supertestimone Marini si sia rivelato un autentico pataccaro e nonostante la minoranza prema, correttamente, per accertare se il testimone sia stato “subornato” (cioè ispirato da terzi).
Prassi vorrebbe che la commissione si facesse carico una buona volta delle funzioni di “garanzia” che sono proprie di un’istituzione quale quella che rappresenta, ma dobbiamo purtroppo constatare che, nonostante tutte le chiacchere a vuoto spese dall’inizio della sua attivita’, i commissari della maggioranza hanno ed hanno sempre avuto come obiettivo fisso quello di massacrare politicamente, anche con mezzi al limite della legalita’, gli avversari politici. Tutto questo con buona pace della tanto sbandierata “ricerca della verita’”.

Lo stesso spirito di “ricerca della verita’” ha da sempre animato i grandi giornalisti de Il Giornale, quotidiano della famiglia di Arcore, i quali hanno deciso di gettare alle ortiche l’etica e la professionalita’ obbligatoriamente connesse con la loro attivita’, per dedicarsi al lavoro di passacarte di regime e velinari del potente di turno. La faziosita’ del quotidiano non rappresenta una novita’, ma la mobilitazione di bocche da fuoco e l’ampia risonanza data sulle sue pagine a ciarlatani ed imbonitori, che a qualunque titolo hanno vomitato accuse su Prodi, Dini e Fassino, testimoniano ampiamente una drammatica degenerazione del modo di fare informazione che è tipico della famiglia di Arcore. Modo che somiglia assai a quello propugnato dal celebre Biscardi, secondo cui “l’importante è che ne se parli”.

Buon per tutti che l’eccesso di zelo messo dai nostri velinari si sia rivelato fatale, al pari dell’eccesso di zelo messo dal testimone Marini nell’accusare tutti gli esponenti di centrosinistra.
Cosi come il Marini è inciampato, franando miseramente, sul nome di Mastella, del pari Il Giornale ha conosciuto la sua Waterloo quando ha spacciato un versamento sulla filiale Paribas di Monaco per prova provata della tangente.

Giorni fa infatti il quotidiano di famiglia ha pubblicato un articolo il cui titolo urlava ad alta voce dalla prima pagina:”Trovati i soldi di Telekom Serbia!”.
Nel testo dell’articolo si leggeva fra l’altro che parlando dei titoli dell’Apostolic Order (v. la terza parte della nostra inchiesta su questo stesso sito) il quotidiano La Repubblica aveva preso un abbaglio e che i soldi erano ancora depositati presso un conto corrente della filiale Paribas di Monaco. Detti soldi, come correttamente affermato dal testimone Marini che recuperava cosi tutta la sua credibilita’, sarebbero da due anni “rimasti a disposizione dei beneficiari” presso la filiale e lo sarebbero ancora oggi.
Il quotidiano non ha rivelato la sua fonte, ma il giudice istruttore Maddalena si è prontamente attivato ed ha scoperto che, audite audite, quei soldi in realta’ non esistono.
I 120 milioni di dollari si trovano su quel conto solo nominalmente grazie ad una ingegnosa truffa telematica riguardo alla quale sarebbe gia’ indagato un tale Russo, di Roma, insieme ad altri 25 sodali.
Il giornalista Custodero, di Repubblica, ha identificato il legale Taormina, gia’ illustre membro della commissione Telekom Serbia, quale avvocato difensore di uno dei coindagati nella vicenda.
Taormina ha prontamente annunciato querela, ma in un articolo del 24 settembre il quotidiano romano ha confermato la notizia, indicando che il nome dell’avvocato appare su un verbale di interrogatorio tra quelli dei difensori di tale Giuseppe G. che risulta appunto indagato per la stessa truffa che ha generato il falso “money order” da 120 milioni di dollari.

Non ci piace fare dietrologia, ma dopo aver assistito per tutta l’estate al sistematico bombardamento di panzane ed insinuazioni, dopo aver sentito lo stesso avvocato Taormina chiedere a gran voce misure di restrizione della liberta’ per gli avversari politici, dopo aver verificato come le rivelazioni de Il Giornale siano state spesso anticipatrici del percorso dell’inchiesta, non possiamo fare a meno di sospettare che qualcuno abbia utilizzato delle informazioni di cui è venuto in possesso per montare un’accusa infamante a danni di uomini politici che a questo punto meriterebbero scuse formali e piena riabilitazione.
Riteniamo inoltre che da adesso in poi sara’ anche piu’ difficile per il signor Berlusconi pretendere tutti quei milioni di euro che ha chiesto a Fassino come risarcimento, ma questo è un altro discorso.

A buon intenditor…